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Descrivere l’ordinamento professionale: organi e attribuzioni, L’apprendimento è il processo di assimilazione delle informazioni che produce variazioni comportamentali

pedagogia


1) Descrivere l’ordinamento professionale: organi e attribuzioni

L’ordine professionale, non è l’ordine professionale degli infermieri o degli infermieri professionali, bensì il COLLEGIO IPASVI, la sigla indica tre distinte figure professionale: l’infermiere professionale, l’assistente sanitario e la vigilatrice d’infanzia.



Nel 1954 nacquero i collegi IPASVI (organismo che rappresenta gli infermieri italiani e al quale necessita essere iscritto per l’attività professionale).


2) L’apprendimento è il processo di assimilazione delle informazioni che produce variazioni comportamentali.

PROBLEM-SOLVING = (è il processo di identificazione di un problema e quindi di pianificazione delle fasi per risolverlo). E’ un metodo utilizzato per la risoluzione di problemi sia teorici che pratici, seguendo un ragionamento logico al fine di garantire per quanto possibile la soluzione attraverso un ragionamento logico.

E’ un processo per il quale un bisogno permette a uno studente di apprendere, stimolandolo a scoprire le informazioni di cui ha necessità per comprendere il bisogno e accellerarne il soddisfacimento, (ci permette di valutare il bisogno in quel momento e quale è il bisogno che si è alterato in quel mom 434h77e ento preciso).

L’apprendimento (ARP) per problemi è un metodo pedagogico nel quale: il problema è utilizzato come punto di inizio dell’apprendimento, dove gli studenti lavorano in piccoli gruppi e sono guidati da un tutor che facilita l’operato. L’analisi del problema da parte degli studenti determina gli obiettivi di apprendimento, tali obiettivi sono perseguiti individualmente. La sintesi delle cose apprese viene esplicata in un secondo incontro di gruppo da una sintesi individuale e finale.


3) Servizio infermieristico: struttura, posizione infermieri iniziali, funzioni di coordinamento o dirigenziali (legge 251/2000).

il servizio infermieristico è l’insieme organizzato degli infermieri e degli operatori di supporto. Può anche essere definito come il complesso delle funzioni e delle attività svolte dagli infermieri e dal personale di supporto nell’ambito dell’azienda sanitaria.

La legge 251/2000 ha organizzato il servizio infermieristico nel seguente modo:

Una direzione: con a capo un dirigente che rappresenta il servizio e contribuisce alla politica generale dell’azienda per portare avanti obbiettivi aziendali di vario tipo come la qualità e l’organizzazione aziendale. Deve pianificare le risorse in base alla tipologia di paziente e alla tipologia e quantità di risorse.

Altri infermieri dirigenti che couvadiano il dirigente nella funzione di pianificazione, gestione e organizzazione, direzione, formazione e valutazione. Gli infermieri dirigenti hanno un rapporto diretto con i coordinatori.

Coordinatori, sono collaboratori che si occupano principalmente di problemi gestionali , quali per esempio l’allogamento delle risorse umane, il monitoraggio e la rilevazione degli eventi critici relativi alla gestione del personale.

Personale amministrativo per la gestione dei dati e altre attività di pertinenza

È importante capire questa organizzazione perché ci permette di avere un colloquio quotidiano con chi ha la responsabilità del personale.



4) Concetto di ruolo, funzioni, responsabilità, autonomia, multidisciplinarità.

Ruolo: è definito come un insieme di comportamenti che è formalmente stabilito in base alla natura dell’ufficio ricoperto e delle responsabilità assegnata, in ogni ruolo si possono definire 3 componenti: l’area di attività; l’area di responsabilità; l’area dei risultati. Il ruolo infermieristico è definito dal profilo professionale secondo il quale viene riconosciuto l’infermiere come il responsabile dell’assistenza infermieristica di cui vengono definite la natura e le finalità.

Funzioni: le funzioni sono ampie aree di responsabilità, con discrezionalità di intenti e azioni, all’interno delle funzioni si esplicano le attività che concorrono a uno scopo (mansioni). Quindi funzioni di (educazione alla salute, assistenziale, educazione terapeutica, organizzative, di autoformazione, formazione e ricerca, prevenzione e diagnosi infermieristica).

Responsabilità: è delineata dalla legge 42 del 2000 che afferma che la professione infermieristica non fa più parte delle arti ausiliarie, ma è una professione sanitaria, quindi l’infermiere è responsabile dell’attività svolte e la sua attività ha lo stesso peso di quella medica e di tutte le figure equiparate

Autonomia: quando sono individuate precise competenze infermieristiche, inoltre la responsabilità dell’infermiere è piena e diretta.

Multidisciplinarietà: saper gestire più discipline, relazione insegnamento monitoraggio, funzioni diagnostiche, gestione efficace, somministrazione di terapia, competenze organizzative etc.

Mansione: indica un mandato interno ai mandati funzionali, che prende ispirazione dalla funzione all’interno della quale si iscrive. La linea di demarcazione tra funzione mansione separa ruoli prevalentemente decisionali da ruoli soprattutto esecutivo.

Compiti: hanno ambiti discriminali ancora più ristretti all’interno delle mansioni. Sono caratterizzata da una esecutività elevata e da bassi margini di discrezionalità.

Interdipendenza: quando il risultato della prestazione è garantito da decisioni prese da latri professionisti. Nelle procedure diagnostiche e terapeutiche vi è alta interdipendenza e la responsabilità parziale su risultato ed è totale sulle prestazioni infermieristiche che le assicurano.

Professione sanitaria: sono quelle professioni che lo Stato riconosce in forza di un titolo abilitante per svolgere una attività professionale che ha come scopo la tutela della salute.

Infermiere professionale: è la persona dotata di preparazione professionale, competenze tecniche e capacità professionali idonee a garantire le prestazioni richieste dalla specifica necessità del cittadino.



5) Esercizio professionale degli infermieri: ambiti di competenza e responsabilità rapporti con altre professioni (legge 739/94 e 42/99)

- IL PROFILO PROFESSIONALE (l’infermiere)

Con la legge del 14 settembre 1994 D.M. n° 739 “regolamento concernente l’individuazione della figura e relativo profilo professionale dell’infermiere”

ART. 1

“l’infermiere e’ l’operatore sanitario che, in possesso del diploma di laurea abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale e’ responsabile dell’assistenza generale infermieristica”.“L’assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa e’ di natura tecnica – relazionale – educativa. Le principali funzioni dell’infermiere sono la prevenzione delle malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le eta’ e l’educazione sanitaria”.

LE FUNZIONI DELL’INFERMIERE

L’infermiere professionale deve essere capace di svolgere le seguenti funzioni di:

educazione alla salute – assistenziale - educazione terapeutica – organizzative - autoformazione, formazione e ricerca - prevenzione e diagnosi infermieristica.

PUO’ ESERCITARE LA SUA PROFESSIONE IN:

- Strutture ospedaliere pubbliche o private, case di cura, centri residenziali per anziani o disabili, hospis o nell’assistenza domiciliare.

- Da libero professionista

PER DIVENTARE INFERMIERE OCCORRE:

- iscriversi al corso di laurea in infermieristica ed è necessario di essere in possesso di un diploma di scuola secondaria superiore quinquennale o di altro titolo estero dichiarato equipollente

- l’accesso è programmato e disciplinato da un bando di ammissione

- è subordinato al superamento di una prova di ammissione

COME E’ STRUTTURATO IL CORSO DI LAUREA:

- ha durata triennale - prevede la frequenza obbligatoria - richiede 180 CFU - ogni anno di corso è organizzato in due semestri in cui si alternano periodi di attività formative teoriche e esercitazioni di laboratorio, attività di tirocinio, studio individuale.

LA LAUREA DA DIRITTO A:

- Iscrizione all’albo professionale - Inserimento nel mondo del lavoro - Possibilità di iscrizione al corso di laurea specialistica in scienze infermieristiche - Iscrizione al corso di perfezionamento (caposala) - Iscrizione a master di primo e secondo livello per assumere funzioni di coordinamento organizzativo e di direzione delle unità operative, dipartimenti e servizi infermieristici

- La legge 42/99 ABOLISCE IL MANSIONARIO e la figura dell’infermiere non è più una professione sanitaria ausiliaria, ma passa a professione sanitaria, inoltre stabilisce l’equipollenza dei diplomi di infermiere professionale acquisito con le scuole regionali a quello di infermiere ottenuto con il corso di diploma universitario. Da questo momento in poi il campo di attività e di responsabilità delle professioni sanitarie è determinato dai contenuti dei decreti ministeriali e dai relativi profili professionali e dagli orientamenti didattici dei rispettivi corsi di diploma universitario e di formazione di base nonché degli specifici codici deontologici. Da questi documenti il professionista deve cercare le risposte ai problemi posti dalla quotidianità dell’esercizio professionale.

- Secondo il CODICE DEONTOLOGICO l’infermiere collabora con i colleghi e gli altri operatori di cui rispetta il ruolo nell’equipe. Nell’ambito delle proprie conoscenze ed esperienze contribuisce allo sviluppo delle competenze assistenziali. L’infermiere tutela la dignità propria dei colleghi nel rispetto e nella solidarietà e fa si che la diversa opinione non ostacoli il progetto di cura. L’infermiere è tenuto a segnalare ogni abuso o comportamento adottato dai colleghi.


6) Profilo professionale degli operatori di supporto

Nel 2001 nasce la figura dell’operatore Socio Sanitario, la legge 412 del 2001 sancisce che gli operatori di supporto sono operatori professionisti nell’area sanitaria da formare attraverso corsi a cura delle Regioni. Nello stesso decreto vengono stabiliti gli standard minimi di insegnamento teorico (110 ore) e di addestramento pratico (200 ore), nonché le modalità di nomina della commissione esaminatrice e di espletamento dell’esame finale. Provvede alla pulizia e all’igiene degli ambienti e arredi di degenza ospedaliera, trasporto in barella e in carrozzella, accompagnamento a coloro che hanno difficoltà di deambulazione. Collabora con il personale infermieristico nell’igiene del malato allettato e nelle manovre di posizionamento. Lascia quindi il compito di pulizia dell’ambiente per occuparsi in modo più specifico di elementari mansioni assistenziali.


7) La valutazione dell’efficacia dell’insegnamento può essere verificata tramite?

Attraverso il processo di NURSING fasi di (Accertamento, Diagnosi, Identificazione degli obiettivi, Pianificazione, Attuazione, Valutazione finale).

La Valutazione consiste nel confrontare lo stato di salute del paziente con gli obiettivi definiti. Valutare quali degli interventi pianificati sono stati efficaci o meno per il raggiungimento dei risultati attesi.

Se necessario si modificherà di conseguenza il piano di assistenza.

La fase di valutazione si sovrappone a tutte le altre fasi del processo di Nursing perché è necessario valutare continuamente quello che si è fatto nelle fasi precedenti.


8) Come valuti l’apprendimento del paziente con quali strumenti?

L’Osservazione :uso dei sensi (vista, udito, tatto e odorato) per raccogliere dati oggettivi sul paziente. Un momento essenziale di osservazione è rappresentato dall’esame obiettivo (la rilevazione, cioè, che deve eseguire l’infermiere all’inizio, in aggiunta all’esame effettuato dal medico), ma si osserva per tutta la durata della degenza.

L’Esame fisico: è l’accertamento sistematico dei sistemi e degli apparati dell’organismo (più che riconoscere una patologia serve per identificare le risorse e i deficit nelle capacità funzionali dei pazienti).

L’Intervista è un colloquio mirato e strutturato durante il quale l’infermiere interpella il paziente per ottenere dati soggettivi per l’anamnesi infermieristica, scegliendo un luogo idoneo assumendo un atteggiamento di interesse che metta a proprio agio il paziente.

Documentazione: consiste nella consultazione di altre fonti come, cartelle cliniche o infermieristiche, che consente di evitare e confrontare le domande poste al paziente e di avere soprattutto un quadro generale e valido su ciò che è stato appreso.


9) Per valutare l’apprendimento del paziente quali strategie possono essere utilizzare?

I principali canali dell’apprendimento sono: partecipazione, lettura, osservazione, conversazione, esperienze, visita, comunicazione multimediale, corsi. L’apprendimento si verifica per tentativi ed errori, mediante l’organizzazione percettiva per modellamento (osservazione attiva) o mutazione o mediazione (informazione di terzi).


10) Identifica i cardini del modello formativo della Florence Nightingale

Florece Nightingal fu la fondatrice dell’infermieristica moderna. Fondò la prima scuola per infermiere alla quale potevano accedere donne di età compresa tra i 25 e

35 anni. La durata del corso era di un anno e le allieve lavoravano 10 ore al giorno. Veniva chiestoloro di essere sobrie, oneste, sincere, leali,puntuali, calme ordinate, pulite ed eleganti.

Florence Nightingale, la prima infermiere che formulò concetti teorici riguardo al nursing affermò che:

l’attività degli infermieri consiste nel mettere il paziente nelle condizioni migliori perché la natura possa operare su di lui.

l’infermiere deve conoscere il paziente e l’ambiente, oltre alle alterazioni che può avere.



È importante notare i cambiamenti nello stato del paziente e che cosa significano

Il paziente deve essere posto nelle condizioni migliori in modo che la natura possa agire su di lui.

Vi sono attività dell’assistenza infermieristiche che implicano la responsabilità dell’infermiere ad es. nutrire il paziente, somministrare medicinali, igiene e bisogni fisiologici

(aria pulita, acqua pulita, un’efficiente sistema fognario, pulizia e luce).

Florence Nightingal ha incoraggiato l’uso delle capacità tecniche ed intellettuali, ha sottolineato l’importanza dell’osservazione per la raccolta dei dati.

Ha riconosciuto il sostegno dell’infermiere nei processi di guarigione a fianco dei fattori ambientali e naturali che contribuiscono al miglioramento delle condizioni di salute.


Protocolli e Procedure

Protocollo è un documento scritto che regolamenta l’attività di più professionisti coinvolti in quell’attività (BLSD). La funzione principale è quella di unificare i comportamenti limitando le variabili (tutti i professionisti lavorano allo stesso modo) serve per facilitare l’inserimento di studenti e nuovi assunti. E’ indirizzato a più figure (ausiliari infermieri e medici). Il vantaggio è quello di ridurre gli errori, lo svantaggio è di essere rigido e standard.

Procedure descrivono sequenze dettagliate di operazioni semplici, stabiliscono come si fa passaggio per passaggio (es. incannulazione venosa). Il vantaggio è che permettono di semplificare e unificare l’esecuzione di alcune attività, lo svantaggio che sono rigide e difficilmente opinabili.

All’interno della procedura è sempre presente una check-list.

Linee guida sono consigli bibliografici che vengono fuori da una ricerca, si basano su evidenze scientifiche e servono per redigere procedure e protocolli al fine di migliorare l’assistenza.



EBM

Evidence Based Medcine EBM.

Medicina delle prove di efficacia. Nasce nel 1982 da Jama. Tutte le azioni cliniche sul piano diagnostico, della valutazione prognostica e delle scelte terapeutiche dovevano essere basate su valide prove quantitative derivate da una ricerca epidemiologico clinica di buona qualità.

Linee guida basate sui principi della sistematicità e della valutazione critica delle prove disponibili della EBM.



PATTO INFERMIERE-CITTADINO Documento elaborato nel 1996 costituisce la premessa al Codice Deontologico, possiamo considerare il Patto come un giuramento ,una promessa con la quale l’ infermiere si impegna a : rendere evidente e concreta la scelta in campo di professione,che è quella di essere sempre e comunque da parte dell’ assistito; - sottolineare la pari dignità, come persona, fra infermiere e cittadino; - offrire risposte alle aspettative del cittadino-paziente; - evidenziare cosa ci si può e ci si deve aspettare da un infermiere



CODICE DEONTOLOGICO

Nel maggio 1999 viene pubblicato il nuovo codice deontologico. E’ un documento che offre un vero e proprio modello a cui ispirarsi quotidianamente nelle attività lavorative in caso di dubbio, quando dobbiamo fare scelte difficili e quale posizione assumere. E’ composto da cinque parti:

PREMESSA = Viene definita la figura dell’infermiere professionale e il suo ruolo di assistenza, nella responsabilità del prendersi cura della persona, e lo guida nello sviluppo della identità professionale.

PRINCIPI ETICI DELLA PROFESSIONE = Responsabilità delle cure infermieristiche, riconosce la salute come bene fondamentale dell’individuo e si impegna a tutelarlo indipendentemente dall’età dal ceto sociale e dal tipo di malattia, rispettando i valori religiosi, la cultura l’etnia e il sesso. Nell’agire professionale si impegna a non nuocere.

NORME GENERALI = L’infermiere deve aggiornare le proprie conoscenze e fondare il proprio operato su conoscenze valide e aggiornate.

RAPPORTO CON LA PERSONA ASSISTITA

RAPPORTI PROFESSIONALI CON COLLEGHI E ALTRI OPERATORI


RIASSUNTO CODICE DEONTOLOGICO

funzione essenziale e specifica dell’infermiere e’ assistere l’individuo sano o malato per aiutarlo a compier tutti quegli atti tendenti al miglioramento della salute e alla guarigione che compirebbe da solo se ne avesse la capacita’ o, nei casi estremi prepraralo ada una morte serena.


RESPONSABILITA’ INFERMIERISTICHE

In ambito: ospedaliero, ambulatoriale, centro di salute, SPDC, RSA, Hospice, Libero professionista.


METODI EDUCATIVI

SAPERE= conoscenze per l’adeguata preparazione idonea lavorativa

AREA COGNITIVA – scientifico/tecnica

SAPER ESSERE= comunicazione e relazione con gli altri

AREA AFFETTIVA DEGLI ATTEGGIAMENTI E DELLA COMUNICAZIONE

SAPER FARE= manualità (formazione operativa per una esecuzione qualificata

PSICOTORIA E SPECIALIZZATA

L’OBIETTIVO FINALE è quello di sviluppare i caratteri sopra elencati



MODELLI ORGANIZZATIVE

L’attività infermieristica si modifica sulla base della tipologia di paziente.

Il piano di lavoro prevede: l’igiene del paziente, l’igiene del reparto, la terapia, la visita medica, la prestazione alimentare, la terapia, la preparazione del paziente per la notte; in genere si segue questo tipo di organizzazione ma possiamo anche organizzare il piano di lavoro per compiti. L’attività può essere anche divisa secondo la patologia del paziente cioè sulle caratteristiche del gruppo di patologie che occupano le persone di quel reparto. Un’altra suddivisione può essere fatta in base all’intensità di cure date e dal livello di dipendenza dall’infermiere. Queste parcellizzazioni però non ci permettono di avere una visione totale del paziente, per questo sono stati fatti diversi studi per organizzare diversamente l’attività infermieristica ed un esempio è l’istituzione di un tutor clinico o l’equipe multidisciplinare cioè di un gruppo che è in grado nell’insieme di rispondere alle esigenze del paziente.

Il tutor clinico è la persona che conosce tutto il percorso clinico di quel paziente ed è in grado di gestire gli operatori di supporto e di essere da tramite con il medico. La figura del tutor viene introdotta all’interno dell’organizzazione del servizio infermieristico. La figura del tutor clinico viene valutata e studiata insieme al personale di assistenza ed il servizio infermieristico al fine di poter essere più efficaci e per poter modificare al meglio il modello dell’attività infermieristica; ricordandoci sempre che ci beneficia della nostra attività è il paziente. Ogni tutor clinico dovrebbe avere 1 o al massimo 2 pazienti ed ogni infermiere del reparto dovrebbe essere tutor. Il tutor dovrebbe essere il punto di riferimento per quella persona, avere rapporti con il medico, il coordinatore e gli altri infermieri, avere in mano le cartelle infermieristiche per poter controllare che tutto sia avvenuto in modo corretto. I compiti del tutor infermieristico sono: pianificare il processo assistenziale, monitorarlo e valutarlo con i colleghi per vedere se sono state date le risposte ai bisogni assistenziali. Uno dei vantaggi è che viene pianificato e realizzato un confronto tra più persone , quindi lavorare con un gruppo significa che non si perdono di vista alcuni aspetti che potrebbero essere importanti.

Un altro modello è quello modulare, il quale prevede l’organizzazione in gruppi di pazienti che vengono affidati ad un infermiere. Questo modello è molto costoso perché prevede molto personale però permette all’infermiere di comunicare con i pazienti e rilevare i problemi.

Un altro modello assistenziale è quello delle piccole equipe.

I vari modelli organizzativi sono importanti perché ci fanno capire come possiamo migliorare l’attività infermieristica assolvendo a tutti i bisogni del paziente e non solo a quello diagnostico e terapeutico.  

C’è però da dire che i vari metodi di organizzazione dell’assistenza hanno dei svantaggi come per esempio:

La scarsità delle risorse non sempre sufficienti ad organizzare l’attività assistenziale.

La mancanza di motivazione di alcuni membri dell’equipe che non si sente coinvolto in maniera adeguata (è importante far sentire tutto il personale coinvolto nei ruoli che gli vengono assegnati)


DIPARTIMENTO

Modello organizzativo che tende ad integrare l’operatività delle singole U.O. per ottenere il risultato dell’efficienza. Risposta del “sistema” all’obiettivo di promuovere forma di integrazione degli approcci esistenti nell’affrontare problemi di salute.

Costituito da U.O. omogenee, affini, complementari, che perseguono comuni finalità e sono quindi interdipendenti, pur mantenendo la propria autonomia e responsabilità professionale.

Il dipartimento è costituito da unità operative omogenee, affini o complementari, che perseguono finalità comuni e sono quindi tra loro interdipendenti, pur mantenendo la propria autonomia e responsabilità professionale.

Le unità operative sono aggregate in una specifica tipologia organizzativa e gestionale, volta a dare risposte unitarie tempestive, razioni e complete rispetto ai compiti assegnati. A tale scopo adottano regole condivise di comportamento assistenziale di ricerca didattico, etico, medico-legale ed economico.

E. Guzzani: il dipartimento è una federazione di unità operative che mantengono la loro autonomia, indipendenza e responsabilità cos’ come quella di ciascuno dei membri che le costituiscono, ma che riconoscono la loro interdipendenza adottando una comune codice di comportamento clinico-assistenziale, didattico e di ricerca, dai profondi risvolti etici, medico-legati ed economici.

FUNZIONI DEL DIPARTIMENTO

- Assistenza – Formazione ed aggiornamento – Ricerca – Informazione ed educazione

sanitaria.

LIVELLI DECISIONALI DEL DIPARTIMENTO

Il Direttore di Dipartimento (esecutivo ed individuale

Il Comitato di Dipartimento (deliberante e collegiale)


LE RISORSE DEL DIPARTIMENTO

Le risorse del dipartimento sono: il personale infermieristico (o altre figure professionali necessarie alla funzionalità del dipartimento), gli operatori socio-sanitari e altri operatori, gli spazi operativi di degenza e di supporto, le attrezzature utilizzate da più di una unità operativa, i programmi i progetti i piani  di dipartimento, le risorse economiche necessarie per raggiungere gli obiettivi fissati.



SISTEMI ORGANIZZATIVI DELL’ASSISTENZA INFERMIERISTICA

- ASSISTENZA FUNZIONALE

- ASSISTENZA DI GRUPPO

- ASSISTENZA PRIMARIA

- ASSISTENZA MODULARE

- CASE MANAGEMENT: il termine indica un processo di erogazione di prestazioni sanitarie avente l’obiettivo di integrare al massimo gli interventi necessari, evitandone la frammentazione e la casualità, garantire un’assistenza appropriata che migliori la qualità della vita e contenere i costi.

L’infermiere case manager (alla lettera “gestore del caso”, in pratica operatore di riferimento). “ha la responsabilità di provvedere all’accertamento nei confronti del paziente e dei suoi familiari, stabilire la diagnosi infermieristica, sviluppare il piano di assistenza infermieristica, delegare l’assistenza a colleghi, attivare gli interventi, coordinare e collaborare con il gruppo interdisciplinare e valutare i risultati”.

Le funzioni del case manager sono, in sintesi, le seguenti:

- Valutazione - Pianificazione degli interventi - Programmazione - Monitoraggio continuo - Valutazione degli esiti di competenze.

La sede privilegiata del case manager è comunque il territorio (domicilio, ambulatorio, altri presidi), dove le attività hanno una durata molto variabile, sulla base dei bisogni.

(L’infermiere case manager può seguire contemporaneamente diverse persone, alcune in ospedale, altre nella comunità, da contattare per esempio, una volta al mese per una valutazione continua degli esiti.

Inoltre svolge anche l’importante ruolo di educatore e consulente.


Sviluppo del carattere

Istituzione tecnico scientifica

Capacità organizzative abilità operative

Obbedienza alla gerarchia ecclechiastica, anglicana






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